Venerdì, 20 Giugno 2014 22:46

Il sacramento del matrimonio

Il sacramento del matrimonio

Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento. Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento (CJC, 1055).

 

L’istituzione

Dio, che ha creato l’uomo per amore, lo ha anche chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio che è Amore (cf 1 Gv, 4,8.16). Avendo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto ed indefettibile con cui Dio ama l’uomo. Questo amore che Dio benedice è destinato a essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Gn 1,28); “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i ‘due saranno una sola carne” (Gn 2,24; cf CCC, 1604-1605).

Il matrimonio in quanto è segno sacramentale dell’amore che unisce Cristo e la Chiesa, produce la grazia con la quale Cristo santifica la Chiesa: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” (Ef 5,25-26).E’ dunque certo che Gesù ha istituito il sacramento del matrimonio, ma non sappiamo quando: se alle nozze di Cana, se quando alcuni farisei lo interrogarono sulla liceità del ripudio della moglie (cf Mt 19, 3-9)o in altra circostanza.

 
Il diritto al matrimonio

1- Tutti possono contrarre il matrimonio, se non ne hanno la proibizione dal diritto. Attesa la peculiare rilevanza sociale ed ecclesiale del patto coniugale, esso non è valido senza l’osservanza delle legittime norme sancite dall’autorità civile e, nel caso del matrimonio dei battezzati, dall’autorità religiosa.

2 - I pastori d’anime si adoperino a distogliere i giovani dal celebrare il matrimonio prima dell’età in cui si è soliti farlo secondo le usanze della regione (= nazione) (CJC, 1072). Questa esortazione non riguarda l’età prima della quale il matrimonio non può essere validamente contratto, bensì i matrimoni troppo precoci in relazione alle legittime consuetudini dei luoghi. Come criterio di massima, è conveniente contrarre matrimonio in età né troppo giovane né troppo adulta, poiché nel primo caso può mancare la sufficiente maturità decisionale, nel secondo caso il matrimonio può essere contratto per motivi estranei ai valori più profondi della vita coniugale.


La preparazione al matrimonio

La preparazione al sacramento del matrimonio è frutto di un’educazione cristiana che si rivolge in modo costante a tutti i credenti, dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta. L’educazione all’autentico amore che sta alla base del matrimonio non può ridursi al momento che precede immediatamente la celebrazione del sacramento, ma deve essere il contenuto permanente dell’opera educativa. La preparazione al matrimonio va vista e attuata come un processo graduale e continuo. Essa comporta tre principali momenti:

a) la preparazione remota, che ha inizio fin dall’infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze. E’ il periodo in cui va istillata la stima per ogni autentico valore umano, sia nei rapporti interpersonali, sia in quelli sociali;

b) la preparazione prossima, dall’età opportuna e con un’adeguata catechesi, come in un cammino catecumenale comporta una più specifica preparazione ai sacramenti, quasi una loro riscoperta, affinché il sacramento sia celebrato e vissuto con le dovute disposizioni morali e spirituali. La formazione religiosa deve cioè essere integrata da una preparazione alla vita a due che, presentando il matrimonio come un rapporto interpersonale dell’uomo e della donna da svilupparsi continuamente, stimoli ad approfondire i problemi della sessualità coniugale, della paternità responsabile e dell’educazione della prole;

c) la preparazione immediata ha luogo negli ultimi mesi e settimane che precedono le nozze, per dare un nuovo significato, nuovo contenuto e forma nuova al cosiddetto esame prematrimoniale richiesto dalle norme canoniche (cf Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 66, 22 novembre 1981).

  

Gli impedimenti matrimoniali

Prima di celebrare il matrimonio, deve constare chenulla si oppone alla sua celebrazione valida e lecita.  Gli impedimenti che rendono la persona inabile acontrarre validamente il matrimonio sono i seguenti:

1° l’uomo prima dei sedici anni compiuti, la donna prima del quattordici anni pure compiuti, non possono celebrare un valido matrimonio;

2° attenta invalidamente il matrimonio chi è legato da un vincolo di un matrimonio precedente, anche se non consumato;

3° attentano invalidamente il matrimonio coloro che sono costituiti nei sacri Ordini;

4° attentano invalidamente il matrimonio coloro che sono vincolati dal voto pubblico perpetuo di castità emesso in un istituto religioso;

5° non è possibile costituire un valido matrimonio tra l’uomo e la donna rapita o almeno trattenuta allo scopo di contrarre matrimonio con essa, se non dopo che la donna, separata dal rapitore e posta in luogo sicuro e libero, scelga spontaneamente il matrimonio;

6° chi, allo scopo di celebrare il matrimonio con una determinata persona, uccide il coniuge di questa o il proprio, attenta invalidamente tale matrimonio. Attentano pure invalidamente il matrimonio tra loro quelli che cooperano fisicamente o moralmente all’uccisione di un coniuge;

7° nella linea retta della consaguineità è nullo il matrimonio tra tutti gli ascendenti e i discendenti, sia legittimi sia naturali.

 

Il consenso matrimoniale

Ilconsenso matrimoniale è l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna, con patto irrevocabile, danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio. Il consenso matrimoniale deve essere un atto persona1e una scelta cosciente, responsabile e libera. Perché la scelta sia tale, i contraenti debbono essere capaci di conoscere cosa sia il matrimonio, di sceglierlo con volontà libera e di valutare, con un giudizio discernitivo maturo, gli impegni da assumere e da adempiere.

Ciò che l’uomo, con il consenso matrimoniale, dona alla donna, è se stesso, l’intera sua persona e con patto irrevocabile. Uguale gesto compie la donna nei confronti dell’uomo.  Tale mutua donazione ha la specifica finalità di costituire una piena e indissolubile comunità e comunione di vita. Pertanto, sono incapaci a contrarre matrimonio:

1° coloro che mancano di sufficiente uso di ragione;

2° coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente;

3° coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.


I vizi e le modalità del consenso

Chi celebra il matrimonio raggirato con dolo, ordito per ottenerne il consenso, circa una qualità dell’altra parte, che per sua natura può perturbare gravemente la comunità di vita coniugale, contrae invalidamente matrimonio: è il caso, per esempio, di chi dolosamente nasconde il suo stato di grave tossicodipendenza.

Se una o entrambe le parti escludono con un positivo atto di volontà il matrimonio stesso, oppure un suo elemento essenziale o una sua proprietà essenziale, contraggono invalidamente.

È invalido il matrimonio contratto sotto condizione.

E’ invalido il matrimonio celebrato per violenza o timore grave incusso dall’esterno, anche non intenzionalmente, per liberarsi dal quale uno sia costretto a scegliere il matrimonio (cf CJC 1097-1103). La violenza grave, sia fisica sia morale, rende nullo il matrimonio per diritto naturale perché impedisce la necessaria libertà che, con la consapevolezza, è requisito essenziale del consenso.

Gli sposi debbono manifestare il consenso con le parole; se però non possono parlare, lo debbono fare con segni equivalenti.


 La celebrazione

Il Rito

I principali elementi della celebrazione del matrimonio sono:

- la liturgia della parola, nella quale si dà risalto all’importanza del matrimonio cristiano nella storia della salvezza, ai suoi fini e ai suoi doveri in ordine al conseguimento della santificazione dei coniugi e dei figli;

- il consenso degli sposi, richiesto e accettato dal sacerdote che vi assiste;

- la solenne preghiera sopra la sposa, con la quale il sacerdote invoca la benedizione di Dio sul patto nuziale;

- la comunione eucaristica dei due sposi e dei presenti, con la quale soprattutto si alimenta la carità e tutti i presenti sono elevati alla unione con Dio e con i fratelli.

Il matrimonio in via ordinaria si celebri durante la Messa, dopo la lettura del Vangelo e l’omelia (cf SC, 78) a motivo del legame di tutti i sacramenti con il Mistero pasquale di Cristo. Quando il matrimonio è celebrato durante la Messa, si dice la ‘Messa degli sposi”, con le vesti liturgiche di colore bianco.

Per una giusta causa si può celebrare il matrimonio senza la Messa, anzi, in qualche circostanza è consigliabile omettere la celebrazione dell’Eucaristia. Il rito del matrimonio senza la Messa può essere compiuto anche dal diacono che, in mancanza del sacerdote, abbia ricevuto dal Vescovo o dal parroco la delega per assistere e benedire, a nome della Chiesa, il matrimonio (cf Rito del sacramento del matrimonio, 8-9;11).

Se il matrimonio è celebrato tra un cattolico e un battezzato non cattolico, si deve usare il rito del matrimonio senza Messa. Se poi la circostanza lo richiede, si può, con il consenso dell’Ordinario del luogo, usare il rito del matrimonio durante la Messa, omettendo la comunione eucaristica di quello che tra gli sposi non è cattolico.

Se il matrimonio è celebrato tra un cattolico e un non battezzato si deve usare il rito riportato nei nn. 58-72 del “Rito del sacramento del matrimonio”.

La celebrazione del sacramento del matrimonio non può essere scambiata in cerimonia folcloristica o trasformata in uno spettacolo profano. E’ senz’altro conveniente che per la celebrazione delle nozze non manchino in chiesa i fiori, il suono e il canto, ed anche le foto-ricordo: ma il tutto in modo sobrio.

 

La forma canonica della celebrazione

Sono validi soltanto i matrimoni che si contraggono alla presenza dell’Ordinario del luogo o del parroco, oppure del sacerdote o diacono delegati da uno di essi ad assistere, nonché alla presenza di due testimoni, conformemente alle norme stabilite dal Codice di diritto canonico, e salve le seguenti eccezioni come ad es. dove mancano sacerdoti e diaconi, il Vescovo diocesano, previo il voto favorevole della Conferenza episcopale e ottenuta la facoltà della Santa Sede, può delegare dei laici perché assistano ai matrimoni (CJC, 1112, 1)


Il luogo della celebrazione

I matrimoni si celebrano nella parrocchia in cui l’una o l’altra parte contraente ha il domicilio o il quasi-domicilio (cf CJC, 102) o la dimora protratta per un mese, oppure, se si tratta di girovaghi (cf CJC, 100), nella parrocchia in cui dimorano attualmente. Con il permesso del proprio Ordinario o del proprio parroco, i matrimoni possono essere celebrati altrove (CJC, 1115).

 
 La registrazione

Celebrato il matrimonio, il parroco del luogo della celebrazione o chi ne fa le veci, anche se nessuno dei due fu presente, deve annotare quanto prima nel registro dei matrimoni i nomi dei coniugi, dell’assistente e dei testimoni, il luogo e il giorno della celebrazione, secondo le modalità determinate dalla Conferenza episcopale o dal Vescovo diocesano (CJC, 1121, 1).

La registrazione della celebrazione del matrimonio nell’apposito libro parrocchiale va fatta immediatamente dopo la celebrazione. L’avvenuta celebrazione del matrimonio deve essere annotata anche nel registro dei battezzati, in cui è iscritto il battesimo dei coniugi.


Le proprietà e le esigenze dell’amore coniugale

L’unità e l’ indissolubilità

L’unità e l’indissolubilità sono proprietà essenziali del matrimonio sin dalla sua origine (cf Gn 2,24; 1 Cor 6,16; Ef 5,28), ed essendo  di diritto naturale, obbligano anche gli infedeli. Alla unità del matrimonio si oppone la dissoluzione del vincolo, cioè il divorzio. L’unità e l’indissolubilità diventano più vincolanti ed esigenti per la sacramentalità dell’istituto matrimoniale, che Cristo ha rifondato sulla immagine della sua unione sponsale con la Chiesa (cf Ef 5,22 ss).


La fedeltà

L’amore coniugale esige dagli sposi, per sua stessa natura, una fedeltà inviolabile. E questa la conseguenza del dono di se stessi che gli sposi si fanno l’uno all’altro.

 

La fecondità

Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati, per loro natura, alla procreazione e alla educazione della prole. I figli, infatti, sono il prezioso frutto e dono del matrimonio, e contribuiscono al bene stesso dei genitori.


Il matrimonio concordatario

Per i cattolici vi è una sola possibilità di contrarre valido matrimonio, e cioè secondo la forma stabilita dalla Chiesa. Per i battezzati, infatti, non vi può essere valido matrimonio che non sia nello stesso tempo sacramento, e come tale è sottoposto alla competenza della Chiesa. Tuttavia, è assai opportuno che il matrimonio-sacramento abbia anche agli effetti civili la rilevanza che gli spetta; ed a questo provvede, in Italia, il Concordato tra la Santa Sede e I’ltalia (18 febbraio 1984, art 84).

 
I matrimoni misti

Il matrimonio misto, e cioè fra due persone battezzate, delle quali l’una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta dopo il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l’altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica, non può essere celebrato senza espressa licenza della competente autorità. Se vi è una causa giusta e ragionevole, l’Ordinario del luogo può concedere tale licenza alle seguenti condizioni:

1° la parte cattolica si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica;

2° di queste promesse che deve fare la parte cattolica, sia tempestivamente informata l’altra parte, così che consti che questa è realmente consapevole della promessa e dell’obbligo della parte cattolica;

3° entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse da nessuno dei due contraenti.

 

La cura pastorale dei coniugi

Dopo la celebrazione del matrimonio, ai coniugi non deve mancare una particolare e assidua assistenza pastorale. E’, per esempio, assai opportuno che i parroci promuovano periodici incontri con i giovani sposi e dedichino ad essi tempo e premurosa attenzione in occasione delle periodiche visite alle famiglie della parrocchia.

Sono inoltre di grande utilità pastorale le celebrazioni, in parrocchia, delle ricorrenze anniversarie dei matrimoni, quali il primo anniversario, i cinque, i dieci, i venticinque, i cinquanta anni di matrimonio.

Le famiglie nate da matrimoni misti non devono sentirsi escluse e neppure trascurate dalla cura dei pastori e dalla fraternità delle comunità parrocchiali; anzi, devono essere oggetto di particolare attenzione, ispirata a sincera carità ecclesiale. I coniugi di un focolare misto siano aiutati a vivere i valori comuni della loro fede e a dare una testimonianza di vita cristiana, senza compromessi e senza polemiche, di fronte ai figli e alla comunità.

 
La cura pastorale dei divorziati

Nella cura pastorale dei divorziati si tengano presenti i seguenti principi e orientamenti:

a) I divorziati risposati civilmente non possono celebrare il sacramento della riconciliazione, perché il sacramento esige che il peccatore non soltanto si penta del peccato, ma che sinceramente proponga di non più commetterlo e di evitare le occasioni prossime di peccato.

b) Quando la situazione dei divorziati risposati non presenta una concreta reversibilità per l’età avanzata, o la malattia di uno o di ambedue, la presenza di figli bisognosi di aiuto e di educazione o altri motivi analoghi, la Chiesa li ammette all’assoluzione sacramentale e alla comunione eucaristica in una chiesa dove non siano conosciuti, per evitare lo scandalo, se, sinceramente pentiti, si impegnano a interrompere la loro reciproca vita sessuale e a trasformare il loro vincolo in amicizia e aiuto vicendevole (cf Congregazione per la dottrina della fede, Circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati, 14 settembre 1994; CEI, La pastorale dei divorziati, parte III, 26 aprile 1979). Quando i cattolici sposati solo civilmente chiedono di regolarizzare la loro situazione, occorre procedere con prudenza pastorale ad accertare i motivi della richiesta, alla luce della scelta precedentemente fatta in contrasto con la legge della Chiesa.  Non è lecito ammettere ai sacramenti della penitenza e della comunione eucaristica i cattolici sposati solo civilmente, sino a quando permangono in questa situazione di vita difforme dal Vangelo (cf CEI, La pastorale dei divorziati, 39-4 1). L’eventuale colpa dei genitori nelle situazioni matrimoniali irregolari non coinvolge i figli, i quali hanno diritto all’educazione cristiana che i genitori si sono impegnati a dare celebrando il sacramento del matrimonio. Quando sono gli stessi genitori a chiedere per i figli il battesimo, la comunione eucaristica, la confermazione, debbono garantire che sarà data ai figli una vera ed adeguata educazione cristiana. Se i genitori non offrono sicura garanzia di impegno educativo, deve essere data particolare importanza ai padrini e ai parenti prossimi che siano in grado di aiutare o di sostituire i genitori nel compito educativo.  

Pubblicato in Angolo Rettore e Parroco
Giovedì, 27 Giugno 2013 21:31

Il Deserto

Il deserto assume nella S. Scrittura diversi significati:

* luogo della lontananza da Dio;

* luogo dell’incontro dell’uomo con Dio.

 

Il deserto non è solo un luogo topografico, ma indica tutto ciò che sa di silenzio, di ritiro, di preghiera e di contemplazione. Anche S. Francesco ha fatto l’esperienza del deserto quando volle ritirarsi in solitudine per fare esperienza eremitica. Ma anche quando comprese che il Signore lo chiamava ad un altro progetto, non sono mancati nella vita di S. Francesco momenti di solitudine. Questi momenti di “deserto” non erano il segno di una chiusura all’altro, quasi di una patologia, ma servivano per approfondire sempre più la comunione con Dio, mediante la preghiera. L’esperienza di comunione con Dio, così vissuta,  ha arricchito s. Francesco e lo ha preparato alla missione. Solo così egli ha potuto parlare di Dio e testimoniarlo con la vita. Comprendiamo allora perché l’Anonimo ha potuto scrivere nella biografia del Santo che tutti coloro che a lui ricorrevano per qualunque necessità, se ne ritornavano soddisfatti per le risposte ricevute, ma soprattutto perché avevano incontrato un vero uomo di Dio.

Il deserto, è quindi, il luogo dell’incontro con Dio. L’uomo di oggi ha tanti “deserti” dove incontra Dio. Dio viene incontrato nella Parola ma soprattutto nei sacramenti.       

Questi sono segni sacri, o meglio, SEGNI EFFICACI DELLA GRAZIA, perché istituiti da Gesù per la nostra salvezza. Essi realizzano e consolidano l’alleanza tra Dio e l’umanità.

La Chiesa conferisce i sacramenti attraverso i suoi MINISTRI, i quali operano in nome di Cristo: infatti nei sacramenti è CRISTO che agisce per mezzo dello Spirito Santo. In questo modo Gesù, attraverso la Chiesa, continua a essere presente in mezzo agli uomini.

I sacramenti sono costituiti da due elementi essenziali: il SEGNO che è l’elemento sensibile, e la PAROLA, cioè la parola di Gesù e le formule che accompagnano il segno esterno, rendendolo sacramento, perché ne precisano il significato soprannaturale.

 I sacramenti realizzano la SANTIFICAZIONE PERSONALE, poiché donano la grazia sacramentale; e configurano a Cristo. Pertanto esigono, da parte di chi vi si accosta, la testimonianza della propria fede. Per questo, perché non restino senza frutto, devono essere accolti con fede, sapendo ciò che si riceve e preparandosi degnamente. I sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine possono essere ricevuti solo una volta, poiché donano una grazia particolare e permanente che imprime nell’anima un sigillo indelebile chiamato CARATTERE. 

Pubblicato in Angolo Rettore e Parroco

Frasi di San Francesco da Paola

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • Chi ben fa sempre prega.

  • Per carità di Dio!...

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. 

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro. 

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.