Domenica, 28 Aprile 2013 22:39

Luce che illumina i penitenti

Luce che illumina i penitenti

Papa Alessandro VI, nell’approvare la III Regola dei Frati, cosciente che con essa si chiudeva in modo definitivo la trattativa tra Francesco e la S. Sede sulla possibilità di scrivere una Regola nuova contro le deliberazioni del Concilio Lateranense IV, consegna   alla Chiesa la quinta Regola canonica. E poiché sa di andare contro le precedenti disposizioni della Chiesa, redatte per non creare confusione per il moltiplicarsi di Ordini religiosi, dichiara che la Regola di Francesco bisogna ritenerla ispirata da Dio e in linea con la tradizione dei Padri, tanto che Francesco non deve essere considerato come padre primario  di questa Regola, ma imitatore dei Padri e diligente seguace e innovatore delle loro lodevoli prescrizioni. In considerazione di ciò, aggiunse il Papa, si può essere certi che tale Regola non genererà nella Chiesa confusione, ma luce per illuminare le genti[1].    Tale espressione sarà modificata da Papa Giulio II nell’approvare la IV Regola dei Frati, poiché Francesco dopo aver parlato della vita religiosa in genere, presenta la vocazione specifica dei Minimi: nell’Ordine si entra solo per amore alla vita quaresimale  e con l’intento di fare maggiore penitenza. Giulio II allora definirà la Regola come luce che illumina i penitenti nella Chiesa[2] , contribuendo così a determinare anch’egli in maniera definitiva il carisma dell’Ordine. Que­sta definizione precisa i due elementi richiesti per chiarire il signifi­cato di ogni famiglia religiosa nella Chiesa:

* la sua identità: l'Ordine dei Minimi è di natura penitenziale. Esso ha scelto la sequela del Cristo penitente. Il significato di questa penitenza è prettamente evangelico; essa abbraccia cioè tutto l'uomo per renderlo capace e idoneo ad entrare in rapporto con Dio e met­tersi così al suo servizio. Una penitenza che abbraccia sia la via pu­rificationis, espressa con la classica fuga dal mondo, sia la via unio­nis, che è la tensione dell'uomo verso Dio. Sono termini classici del­la teologia spirituale, che elaborano l'appello evangelico: Converti­tevi e credete al vangelo (Mc 1, 15);

* la sua funzione nella Chiesa: l'Ordine dei Minimi diventa così un segno, una luce, che serve per ricordare a tutti che la penitenza è un impegno evangelico ineludibile. Nessuno può esimersi dall'osser­vanza di questo precetto, che il Signore lega in maniera indissolubile con l'annuncio del regno. La novità di vita portata dal vangelo può es­sere assunta dall'uomo solo attraverso un cambiamento di vita (= pe­nitenza). Chiunque si mette su questo cammino di conversione evan­gelica trova Francesco di Paola, la regola e la vita dei Minimi ad incoraggiarlo, a promuoverlo, a rafforzarlo nel suo proposito.

L'espressione e ripresa da Lc 2,32, dove l'evangelista vede in Gesù colui che era stato annunziato da Isaia (42,6; 49,6) come portatore di salvezza per tutte le nazioni. I Minimi, seguendo Cristo in spirito di umiltà, diventano annunziatori della salvezza divina. Cristo ha portato a compimen­to le promesse di Is 42,6 e 49,6, ma si serve di testimoni fedeli per attualizzare la sua salvezza nel corso dei tempi. I Minimi fanno parte di questa schiera di testimoni, e si inseriscono attivamente nella linea del compimento iniziato da Cristo.

In apertura della sua bolla Giulio II definisce i Minimi come coloro che, «morti al peccato, vivono per il Dio vero, avendo deposto i desideri mondani...» ". Questo ordine di idee è certamente biblico: lo troviamo in Gal 2,19; Col 2,20; 3,5-8; Tt 2,12: il cristiano, attraverso il battesimo, è «morto con Cristo agli elemen­ti del mondo» (Col 2,20), «per vivere per Dio» (Gal 2,19).

La bolla trasferisce il concetto ai religiosi minimi. Operare una scelta radicale per Cristo, è impegno di ogni cristiano, quindi anche dei religiosi, i quali differiscono dagli altri fedeli per il modo concreto di vivere e realizzare questa scelta.

Ancora, per il Pontefice, i Minimi sono «come bravi mietitori (cfr. Mt 13, 30.39)nel campo del Signore, come veri operai nella vigna divina (cfr. Mt 20, 1-16)per estirpare efficacemente ogni giorno l'erba dei vizi, e introdurre nella patria celeste le pecore del sacro gregge ingrassate ai pascoli della dottrina salutare» (cfr. Ger 3, 15; 23, 4; Ez 34, 23; Gv 10, 1-21). Mt 13, 3-39ha una forte connotazione escatologica: alla fine dei tempi gli angeli opereranno come mietitori esperti: raccoglieranno esepareranno la zizzania dal grano, i buoni dai cattivi, eli condurranno ciascuno al proprio destino.

Nella bolla invece, i frati sono impegnati ogni giorno ad offrire a Dio i frutti della propria attività. Essi inoltre sono come i pastori di cui parla Geremia (3, 15; 23, 4):guidano i fedeli loro affidati con la misericordia e la dedizione dell'unico vero Pastore, Cristo (cfr. Gv 10, 1-21).

La bolla allude ancora a Lc 2, 32:il vecchio Simeone riconosce nel bambino Gesù la «luce» portatrice di salvezza per tutti gli uomini.

L'Ordine dei Minimi viene presentato come «luce» e guida in quello che è il suo aspetto peculiare: la penitenza. I Minimi sono maestri e testimoni eccellenti per quanti, nella Chiesa, intendono imboccare la via della penitenza.

Abbandonato il secolo, essi intraprendono la sequela di Cristo secondo il proprio stile penitenziale, in umiltà d'animo enell'ascesi esteriore.

Il loro modo di vivere è per il popolo cristiano una guida e un incitamento al retto operare quotidiano e un segno chiaro della presenza del Regno di Dioin mezzo agli uomini.

Desidero a questo punto condividere con voi alcune considerazioni sulla pagina del Vangelo di s. Luca precedentemente citata. È la pagina della Presentazione al Tempio di Gesù che la Chiesa medita il 2 febbraio.

 

UN VECCHIO E UN BAMBINO Cerchiamo prima di tutto, di capire l’umanità di questo incontro. E’ la scena di un vecchio che abbraccia un bambino, di due generazioni che – in qualche maniera – si passano la fiaccola. Il vecchio abbraccia il bambino, e abbracciando il bambino sa di abbracciare il proprio futuro. E’ contento che tra le sue braccia si sveli il segreto della vita che continua. Lui ha sperato, ha creduto: ora la sua speranza è qui, piccola come un bambino, ma piena di vitalità e di avvenire. C’è qualcosa di profondamente umano in questo incontro: l’uomo gioisce che altri continuino la propria opera, gioisce del fatto che, pure nella propria decadenza, vi sia un risveglio, un rinnovo, qualcosa che va avanti. Se questo episodio del vangelo ci insegnasse soltanto questo, sarebbe già molto valido per la vita.  Il vecchio Simeone rappresenta così ciascuno di noi di fronte alla novità di Dio. La novità di Dio si presenta come un bambino e noi, con tutte le nostre abitudini, paure, timori, invidie, preoccupazioni, siamo di fronte a questo bambino, alla novità di Dio. Lo abbracceremo, lo accoglieremo, gli faremo spazio? Questa novità entrerà davvero nella nostra vita o cercheremo di mettere insieme  vecchio e nuovo cercando di lasciarci disturbare il meno possibile dalla presenza della novità di Dio? Davvero credo alla novità di Dio, sono pronto ad accoglierla? E’ un primo momento di preghiera.”Signore fa’ che ti accolga come il nuovo nella mia vita, che io  non abbia paura di te, che non ti voglia incasellare nei miei schemi ed abitudini, che mi lasci trasformare dalla novità della tua presenza. Fa’, o Signore che, come Simeone, io ti accolga nella tua novità, in ogni cosa che, intorno a me, è vera, nuova e buona. Che io ti accolga in tutti bambini di questo mondo, in ogni vita, in ogni fermento di novità che tu metti intorno a noi, nella nostra società, nel mio cuore.”

 

E’ UN MESSAGGIO DI SALVEZZA PROPRIO PER ME Se ripetiamo e lasciamo risuonare dentro di noi le parole di Simeone ci accorgiamo che sono le parole chiave dell’esperienza di salvezza: luce, Parola di Dio, salvezza, pace, gloria, Israele, le genti… Abbiamo qui in tre righe, un compendio dei salmi e della fede dell’Antico Testamento: la salvezza di Dio che viene dalla sua parola e che porta la pace, passa attraverso il popolo di Israele e diventa luce per tutti i popoli della terra. Secondo il misterioso disegno di Dio, la sua parola che porta pace e salvezza, passa attraverso alcuni per raggiungere poi tutti. Siamo chiamati  qui ad approfondire un’esperienza di preghiera non solo  per noi stessi, ma per tutti. L’esperienza di Dio che stiamo facendo è per noi e deve illuminare tutti. Noi siamo al servizio di tanti, di tutti quelli che incontreremo domani e nei giorni che verranno e che stanno attendendo di incontrare Dio. Tu sei quella ”Luce per illuminare le genti”.

 

GLI OCCHI CHE SANNO LEGGERE La struttura della preghiera di Simeone è molto semplice. All’inizio c’è un imperativo:”Lascia che il tuo servo vada in pace!”; e poi tutta una serie di ragioni.”Perché i miei occhi hanno visto…!” Essa suppone una grande tensione interiore, una sofferenza vissuta per tutta la vita. Suppone che quest’uomo di fede abbia portato avanti la sua esistenza camminando da giusto e timorato di Dio, ma senza mai vedere l’oggetto della sua speranza. Ora può pregare così perché per molti anni ha desiderato ed ha atteso la gloria di Dio. Ha atteso di vedere la luce che illumina tutte le nazioni promessa da Isaia. Ora però la vede! Ecco la grande esperienza da cui nasce il suo cantico. Ora vede un bambino e parla di salvezza. Sa cogliere negli eventi semplici del Bambino Gesù portato da Maria e Giuseppe al tempio, la presenza della salvezza di Dio che si stava manifestando. Sa cogliere la grandezza di Dio nei piccoli segni, quasi impercettibili, del suo operare. E questa salvezza gli crea nel cuore la pace, la serenità, la gioia più intensa. Così erompe la sua preghiera di lode e di ringraziamento: ”Signore:grazie! Tutto ciò che ho desiderato è qui, il mio cuore è pieno, tutti i miei desideri sono saziati! Signore ti ho atteso lungamente ma tu hai saputo ricompensare la mia veglia, hai saputo stupirmi ancora una volta con la tua presenza misteriosa e potente!”.

Domandiamoci cosa significa per noi aprire gli occhi. Cosa significa per me superare le abitudini, i giudizi diffidenti e banali sulla cose, sulle situazioni, sulle persone e scoprire la novità di Dio? Oppure vivo una fede ripetitiva, un po’ appannata o grigia, dove tutto è sempre identico, dove non ci sono più slanci del cuore?

Sono ancora giovane dentro? Ho il cuore aperto alla verità, all’amore, pronto a scoprire la novità di Dio al di là delle apparenze e delle sofferenze, al di là di tutto ciò che mi può annebbiare gli occhi e la vita?

 

GESU', SEGNO DI CONTRADDIZIONE I genitori di Gesù "si stupivano delle cose che si dicevano di lui". Erano pur gente povera e semplice: come pensare di avere un figlio tanto grande, o di vedersi tra le mani un Dio fattosi così piccolo? "Poi Simeone parlò a Maria: E anche a te una spada trafiggerà l'anima". E' la grande prova della fede di Maria, quando soprattutto ai piedi della croce vedrà il suo figlio, il Figlio di Dio, schiacciato dai malvagi; la prova di divenire partecipe della sofferenza di Lui per essere con Gesù corredentrice degli uomini peccatori. E' Gesù un tipo di salvatore e di salvezza che richiede anche a noi oggi tutta la crocifissione di un cuore che va al di là d'ogni calcolo umano, e un assoluto e totale abbandono di fede in Dio. Primizia e immagine della Chiesa è questa Maria madre di Gesù. Rovina o risurrezione per molti è Gesù a secondo appunto che si diviene capaci o meno della stessa fede rischiosa ed eroica di Maria. Dio si rivela grande e piccolo, vincente e perdente, amante dell'uomo ed esigente fino alla radicalità della fede pura; non è pacifico e facile accettare un salvatore così! Più di una volta Gesù stesso aveva parlato dell'ambivalenza della sua immagine; e parlava in parabole proprio per lasciare quello spazio di ambiguità che fosse riempito dalla fiducia e dalla fede del credente. Non per nulla nel racconto Luca insiste sul fatto che siano due "poveri di Jahvè", Simeone e Anna, a riconoscere Gesù, non i capi e i sommi sacerdoti: poveri del Signore perché appartenenti a quella lunga schiera di uomini di fede, a quel piccolo resto di Israele, che puntavano tutto sulla salvezza del Messia atteso. Tale è la condizione anche per noi per riconoscere e accogliere il Dio che si rivela in Gesù: l'essere quei piccoli cui solo è rivelato il mistero di Dio. E' la piccolezza della fede, che non presume di sapere e risolvere la vita da sé, ma accetta la visione delle cose dalla Parola di Dio e si abbandona fiducioso nel Dio che si offre fratello e salvatore all'uomo che si riconosce bisognoso del suo amore e della sua pienezza di vita. Appunto l'uomo che, come Maria, come Simeone e Anna, sono mossi dallo Spirito:"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8,14). La fede è disponibilità del cuore a lasciarsi guidare dallo Spirito di Cristo.



[1] Ad fructus uberes, p. 158 (Bolla di approvazione III Regola)

[2] Inter Caeteros, p. 171 (Bolla di approvazione della IV Regola)

Pubblicato in Angolo Rettore e Parroco
Domenica, 28 Aprile 2013 22:37

Anno della Fede

Ci accingiamo a vivere l’Anno della Fede. Papa Benedetto XVI invita tutti i cristiani a  dedicare un anno alla riflessione sulla fede. Dall’11 ottobre 2012, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, al 24 novembre 2013, festa di Cristo, Re dell’universo.

Quest’anno sarà un’occasione propizia perché tutti i fedeli comprendano più profondamente che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto, la fede potrà essere riscoperta nella sua integrità e in tutto il suo splendore. «Anche ai nostri giorni la fede è un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare», perché il Signore «conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dell’essere cristiani».

L’Anno della fede scrive Papa Benedetto nella Lettera Apostolica “Porta fidei” «sarà un’occasione propizia per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia». Nell’Eucarestia, mistero della fede e sorgente della nuova evangelizzazione, la fede della Chiesa viene proclamata, celebrata e fortificata. Tutti i fedeli sono invitati a prendervi parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente, per essere autentici testimoni del Signore.

Per questo motivo ai Sacerdoti viene rivolto l’invito a dedicare maggior attenzione allo studio dei Documenti del Concilio Vaticano II e del Catechismo della Chiesa Cattolica, traendone frutto per la pastorale parrocchiale,  proponendo catechesi e/o cicli di omelie sulla fede o su alcuni suoi aspetti specifici, come ad esempio, “l’incontro con Cristo”, “i contenuti fondamentali del Credo”, “la fede e la Chiesa”.

I catechisti, invece, sono esortati ad attingere maggiormente alla ricchezza dottrinale del Catechismo della Chiesa Cattolica e guidare, sotto la responsabilità dei rispettivi parroci, gruppi di fedeli per la lettura e il comune approfondimento di questo prezioso strumento, al fine di creare piccole comunità di fede e di testimonianza del Signore Gesù.

Inoltre nelle parrocchie e nelle Comunità ecclesiali viene auspicato un rinnovato impegno nella diffusione e nella distribuzione del Catechismo della Chiesa Cattolica o di altri sussidi adatti alle famiglie, autentiche chiese domestiche e luoghi primari di trasmissione della fede. Ciò potrà contribuire alla confessione e all’approfondimento della dottrina cattolica «nelle nostre case e presso le nostre famiglie, perché ognuno senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre». Sarà anche opportuno promuovere iniziative, nelle parrocchie e nei luoghi di lavoro, per aiutare i fedeli a riscoprire il dono della fede battesimale e la responsabilità della sua testimonianza, nella consapevolezza che la vocazione cristiana «è per sua natura anche vocazione all’apostolato».

Infine tutti i fedeli, chiamati a ravvivare il dono della fede, si sforzeranno di testimoniare  la propria esperienza di fede e di carità dialogando coi loro fratelli e sorelle, soprattutto con coloro che sono considerati lontani. In tal modo si auspica che l’intero popolo cristiano inizi una sorta di missione nella consapevolezza di aver «ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti».

Concludo dandovi questa definizione della fede. Essa è tratta dalla Nota con indicazioni pastorali per l’Anno della Fede. «La Fede è compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi. Intenta a cogliere i segni dei tempi nell’oggi della storia, la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo». La fede è un atto personale ed insieme comunitario: è un dono di Dio, che viene vissuto nella grande comunione della Chiesa e deve essere comunicato al mondo. Ogni iniziativa per l’Anno della fede vuole favorire la gioiosa riscoperta e la rinnovata testimonianza della fede.

Auspico che ognuno di noi possa impegnarsi perché quest’Anno sia occasione privilegiata per condividere quello che il cristiano ha di più caro: Cristo Gesù, Redentore dell’uomo, Re dell’Universo, «autore e perfezionatore della fede» (Eb 12, 2).

Cordialmente.

p. Mario Savarese

Pubblicato in Angolo Rettore e Parroco

Frasi di San Francesco da Paola

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. 

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.

  • Chi ben fa sempre prega.

  • Per carità di Dio!...

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro. 

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.