Testimoni della Fede

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Parlare dei Testimoni della fede ci porta obbligatoriamente a parlare della SANTITÀ, poiché il termine testimone della fede è associato al Santo.

Con il termine santità viene designato il mi­stero della vita divina e il modo con cui gli uomini, per grazia, vi partecipano.

 

La santità nell'Antico Testa­mento. L'attributo della santità in senso pieno, assoluto, viene applicato nell'Antico Testamento soltanto a JHWH; Dio è santo e santo è il suo nome. Ma il Dio santo, colui che è separato, "al­tro" rispetto all'uomo, havoluto farsi presente nella storia dei po­polo dalui eletto fino a diventare "il Santo di Israele" (cfr. Is 1, 4; 5,19; 10,20). La sua santità si rivela come potenza, gloria e mae­stà, ma soprattutto come amore e misericordia che perdona (Os 11, 9). Dio santifica il suo popolo, per questo lo elegge come sua proprietà e stipula con lui l’alleanza (Es 19, 3-8). Israele non è santificato per i suoi meriti, ma per l'elezione gratuita di JHWH, Tale elezione esige da parte del popolo di Israele la santità, cioè l'obbedienza all'alleanza, il cam­minare nelle vie di Dio (Dt 7,7 s.; 26,16-19). "Siate santi perché io sono santo", ordina il Signore (Lv 19,2). Questa santità deve mani­festarsi nell'esistenza concreta del credente affinché anche gli altri popoli riconoscano la san­tità di Dio (Ez 37,28; 39,27).

Il Dio santo rende partecipi della sua santità luoghi, tempi, oggetti, persone. Santi sono i luoghi in cui è apparso JHWH (cfr. Gn 28, 16-22; Es 3,5 ecc.), santa è l'Arca dell'Alleanza, santo il Tempio, santa la città di Gerusalemme, santi tutti gli oggetti attinenti al culto. Se è vero che tutto il popo­lo di Israele è chiamato alla san­tità, tuttavia JHWH si è riservato i nazirei, a lui consacrati (Nm 6,5-8), i sacerdoti e i leviti addet­ti al culto. Santo, talora, vien detto anche il profeta (2Re 4,9; Ger 1,5). Anche il tempo è santi­ficato; i giorni di festa e in parti­colare il sabato sono santi perché in essi Israele fa memoria del Dio santo che lo santifica (Es 20,8; Dt 5, 12-15; Ez 20, 12). E, infine, la terra di Canaan è tera santa poiché appartiene a Dio stesso (Lv 25, 23).

 

La santità nel Nuovo Testa­mento. Nel Nuovo Testamento la santità di Dio si è manifestata nel Figlio suo. Gesù è il Santo di Dio (Mc 1,24; Lc 4,34; Gv 6,69), che santifica e diventa fonte di san­tità per i suoi discepoli, donando la sua vita per amore (Gv 17,19; 1Cor 1,30; Eb 2,11 ecc.). "Santi­ficati per mezzo dell'offerta del corpo di Cristo" (Eb 10,10), i cri­stiani ripetono la preghiera insegnata da Gesù e invocano nel Pa­dre nostro: "Sia santificato il tuo nome" (Mt 6,9; Lc 11,2), cioè, sia resa manifesta latua santità nella nostra storia. Mediante il battesimo i credenti divengono partecipi della vita di Cristo e del­la sua santità (1Cor 1,2; 2Cor 1,1; Fil 1,1; Rm 1,7). Lo Spirito rende santa laChiesa (Ef 5,6) e manifesta i suoi frutti di santità nei credenti (Gal 5,18-26), i qua­li rendono culto a Dio offrendo se stessi "in sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rm 12,1). Già santo, perché già salvato in Gesù Cristo mediante il battesi­mo, e tuttavia non ancora piena­mente santo perché non ancora interamente morto al peccato, il discepolo del Signore tende alla santificazione (2Cor 7,1), me­more delle parole di Paolo: "Co­lui che ha iniziato l'opera in voi la porterà fino al compimento" (Fil 1,6).

 

Santità e santi. Riferita ai cre­denti, la santità consiste nel vi­vere secondo la fede e l'amore. Per questo il concilio Vaticano II ha dedicato il capitolo V della Lumen gentium a insegnare l'u­niversale vocazione alla santità; riprendendo l'antico discorso bi­blico che presentava i cristiani come santi ed eletti e valorizzan­do una tradizione teologica che vedeva la Chiesa come "comu­nione dei santi", il Concilio ha in­segnato che "tutti coloro che cre­dono nel Cristo, di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pie­nezza della vita cristiana e alla perfezione della carità".

 

Il culto dei santi. Il culto dei santi ha origine dal culto dei martiri; all’inizio la comunità cristiana pregava per essi come per tutti gli altri defunti ma, ben presto, ci si rese conto dell'anomalia di questa consuetudine: "E’ sconve­niente pregare per i martiri", scrive S. Agostino, "perché siamo noi a doverci raccomandare alla loro preghiera". In loro è presente la forza di quel Dio che li ha resi capaci di testimoniare lafede con lavita: "In loro si dà una presenza di Cristo", osserverà Tertulliano. A partire dai martiri le forme di santità riconosciute si moltiplicarono: ai martiri si ag­giunsero i confessori (chi ha pa­tito per la fede), i vescovi e i mo­naci (considerati per lascelta di vita i successori dei martiri), i laici. Il secondo concilio di Nicea (787) distinse tra adorazione, che si rivolge unicamente a Dio e a Cristo, e venerazione (dulìa) che si rivolge ai santi.

 

I santi riconosciuti dalla Chiesa. I santi venerati con culto pubbli­co sono coloro che hanno prati­cato le virtù in grado eroico rico­nosciute dall'autorità della Chie­sa mediante una procedura rego­lata da apposite norme (cause dei santi). L'accertamento delle virtù eroiche inizia con l'inchie­sta diocesana che, se approvata da Roma, diviene il fondamento delle tappe successive fino alla canonizzazione. Il dicastero della Curia Romana che tratta questa materia è la Congregazione delle cause dei Santi.

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Frasi di San Francesco da Paola

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro. 

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. 

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • Chi ben fa sempre prega.

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • Per carità di Dio!...

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.