L'eucaristia

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INTRODUZIONE
L’Eucaristia è il vertice della vita cristiana e il centro della vitadella Chiesa, poiché è il memoriale, cioè la riattualizzazione del sacrificio di Gesù sulla croce e della sua risurrezione, culmine del piano salvifico di Dio. Tutti gli altri sacramenti, le iniziative di apostolato, le opere di carità convergono verso l’Eucaristia, perché è il sacramento che edifica la Chiesa, mettendoci in comunione con Dio e con i fratelli. L’Eucaristia è stata istituita da Gesù per donarci la vita eterna e per rimanere con noi, accompagnando il nostro cammino fino alla sua venuta finale: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6, 54).  

 

FONDAMENTO BIBLICO

«Poi preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”». (Lc 22, 19)

 

IL TERMINE

Il termine Eucaristia proviene dal greco «eucharista» e significa «azione di grazie». Uno dei motivi della celebrazione della Messa, infatti, consiste nel ringraziare Dio per tutto ciò che ha fatto per l’umanità. Prima di tutto, per il dono di Gesù, che ha dato la sua vita per noi. San Paolo, in proposito, ricorda: «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (lCor 11, 26). Gesù, durante l’Ultima Cena, ha istituito l’Eucaristia per affidare alla Chiesa il memoriale della sua Pasqua (cfr. CCC 1362), ossia della sua passione, morte e risurrezione. Il memoriale rende vivo e attuale il sacrificio di Gesù, coinvolgendoci direttamente, poiché ne è la riattualizzazione. «il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio» (CCC 1367). Gesù, in questo modo, rimane realmente presente nella storia con il suo Corpo e il suo Sangue, attualizzando ogni volta il sacrificio di redenzione. Per questo, l’Eucaristia rappresenta il culmine delle azioni salvifiche di Dio Padre; ricordandoci che Dio è amore che si dona, spetta a noi accoglierlo e diventare, a nostra volta, dono per i fratelli. L’Eucaristia è il centro di tutta la nostra vita di fede; è il cibo dell’anima che ci sostiene nel nostro cammino spirituale, donandoci la forza di superare le prove e le difficoltà, per poter vivere la fede in modo autentico e pieno. È il sacramento che edifica la Chiesa, perché ci mette in comunione con Dio e con il prossimo, facendoci sentire tutti fratelli e figli dello stesso Padre. È fonte di comunione e vincolo di carità, poiché sancisce l’alleanza tra il Figlio di Dio e l’umanità: «Gesù poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”» (Mt 26, 27-28). È anche il cuore della liturgia della Chiesa e il vertice della vita cristiana, perché cibarsi del Corpo di Gesù vuol dire identificarsi sempre di più con lui. Tutti gli altri sacramenti, le iniziative di apostolato, le opere di carità convergono verso l’Eucaristia.

 

I MINISTRI

I ministri dell’Eucaristia sono il vescovo e il sacerdote, i quali agiscono «in persona Christi» cioè rappresentano Cristo, poiché da lui hanno ricevuto il mandato durante l’Ultima Cena. Il ministro nella celebrazione eucaristica, durante la preghiera consacratoria, stende le mani sul pane e sul vino, e invoca lo Spirito Santo perché vengano trasformati in Corpo e Sangue di Gesù, ripetendo le parole del Signore: «Poi preso un pane rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”» (Lc 22, 19). Il segno del sacramento dell’Eucaristia è dato dal pane e dal vino, elementi semplici e basilari per la sopravvivenza, simboli dei frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Essi sono presentati nella Messa, chiamata anche, in modo appropriato, Cena del Signore, perché è un vero e proprio convito, nel quale siamo invitati a cibarci del Corpo di Gesù. Il cambiamento di sostanza che viene operato sul pane e sul vino si chiama transustanziazione.Partecipare alla Messa senza ricevere l’Eucaristia è come partecipare a un pranzo senza toccare cibo. Al di fuori della Messa, l’Eucaristia viene posta nel Tabernacolo, il luogo della chiesa dove viene conservata per essere portata come viatico ai moribondi, quale conforto spirituale agli ammalati, e per l’adorazione dei fedeli.

 

 

 

LA DOMENICA

La domenica è il giorno del Signore perché è il giorno della risurrezione in cui Gesù ha sconfitto la morte. E’ il giorno dell’Eucaristia, dove i cristiani si ritrovano per incontrare Gesù nella celebrazione della Messa. Gesù è il centro della celebrazione eucaristica e della comunità che si riunisce: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 20). Per questo la domenica viene anche chiamata, dalla Tradizione apostolica, Pasqua della settimana. Quindi è il giorno della festa, intesa come sosta di riposo per lodare e ringraziare Dio; della gioia, che deve scaturire dall’incontro con Gesù e dallo stare insieme con gli altri fratelli, per condividere la propria fede, cantando le lodi di Dio. La domenica ci fa capire che la fede nasce e si sviluppa nella comunità, la quale deve coltivare un clima gioioso, fraterno, perché Gesù è presente in essa.

E’ il giorno della Fede perché, durante la Messa, professiamo la nostra fede nella Trinità e nelle sue opere; nella Chiesa che ci aiuta ad approfondire la parola di Dio attraverso l’insegnamento dei suoi ministri, seguendoci passo dopo passo nel nostro cammino spirituale. Dopo una settimana di parole umane, di incontri più o meno gratificanti per lo spirito, la domenica, durante la Messa, siamo chiamati a incontrare Gesù attraverso l’ascolto della sua Parola e la partecipazione al banchetto eucaristico. Con la recita del Credo, facciamo la nostra professione di fede in modo esplicito. La domenica possiamo definirlo il giorno del rifornimento spirituale, per crescere nella conoscenza di Gesù e conformarci sempre più a lui, perché ricevendo l’Eucaristia diventiamo nella Chiesa corpo di Cristo.

È il giorno della Speranza perché ci mette a contatto con la parola di Dio, presentandoci la Storia della Salvezza, che è storia di Redenzione dell’umanità, facendoci già pregustare, con la venuta di Gesù, la realtà della vita eterna. Quindi, possiamo dire che questo giorno ci dà un anticipo di paradiso, poiché ci presenta le realtà di speranza che vi sono nella Chiesa, infondendo fiducia nel prossimo. È il giorno che illumina il nostro cammino, facendoci capire che siamo in pellegrinaggio verso la Casa del Padre. Ci dona il giusto ottimismo, perché riceviamo le motivazioni per andare avanti, senza farci schiacciare dalle difficoltà della vita. 

È il giorno della Carità perché siamo chiamati a vivere l’amore fraterno, accogliendoci gli uni gli altri; e a interessarci ai vari problemi e alle varie necessità della comunità. È dalla carità che sgorga la pace per stemperare le tensioni che si accumulano durante la settimana. L’Eucaristia nasce da un gesto d’amore, per questo da essa scaturisce amore che genera e incrementa la comunione. È anche il giorno della Riconciliazione, poiché siamo chiamati a riconciliarci con Dio e con i fratelli per partecipare al banchetto eucaristico. Per questo è anche il giorno della famiglia, perché la prima carità bisogna viverla tra le mura domestiche per poi riversarla fuori. Pertanto occorre dedicarci alla famiglia, riservando la domenica allo stare insieme, ascoltandoci reciprocamente; la Messa deve essere il centro, perché l’incontro con Gesù orienta la nostra vita in modo cristiano. In questo giorno, riceviamo anche l’impegno di vita per la settimana, una specie di missione affinché nei giorni che seguiranno possiamo fare la volontà di Dio. La vita dei santi ci insegna che dalla Messa essi ricevevano la forza per testimoniare il Vangelo. Riceviamo Cristo in noi per portarlo ai fratelli attraverso la testimonianza della nostra vita.

 

LA MESSA

Il termine Messa deriva dalla formula latina di congedo che veniva usata al termine della celebrazione eucaristica: «Ite, missa est». San Paolo, in modo più appropriato, chiama la Messa: «Cena del Signore» (cfr. lCor 11, 20), perché la Messa è un convito. Infatti, Gesù ha istituito l’Eucaristia come un banchetto, al quale tutti coloro che vi partecipano si cibano del suo Corpo e Sangue (cfr. Lc 22, 14-20). Per vivere in pienezza la Messa, ricevendone i frutti di grazia, dobbiamo comunicarci al Corpo di Gesù, perché l’Eucaristia è il cibo che ci sostiene spiritualmente e ci fa dimorare in Gesù, come ci ricorda lui stesso: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6, 56). È importante, però, proprio perché riceviamo il Figlio di Dio, essere in stato di grazia, cioè senza peccato mortale. Nella Messa incontriamo Gesù in un modo unico e completo: nella sua Parola; nel suo Corpo, dove è realmente e sostanzialmente presente con la sua divinità e umanità; nel ministro che presiede e nell’assemblea liturgica, cioè nei fratelli.

I soggetti principali della Messa sono: Gesù Cristo, sommo ed eterno sacerdote della nuova alleanza; e la Chiesa, Sposa di Cristo, Corpo mistico e popolo di Dio. La celebrazione eucaristica è azione di Gesù e della Chiesa, che compie il sacrificio obbedendo al comandamento di Gesù, attraverso i suoi ministri e i fedeli riuniti in assemblea liturgica. I ministri sacri, che celebrano in nome di Cristo, presiedono l’assemblea liturgica; i fedeli, che partecipano attivamente seguendo con attenzione quanto avviene: rispondono agli inviti del sacerdote celebrante, pregano e cantano le parti a essi assegnate, e, soprattutto, si comunicano al Corpo di Gesù.

La Messa è l’atto di culto più importante che la Chiesa eleva a Dio. Attraverso la sua celebrazione si rende presente, cioè si attualizza, l’opera redentiva di Gesù: il mistero pasquale di passione, morte e risurrezione. Ecco perché si dice che la Messa è un Memoriale, che non è un semplice ricordo, ma la ripresentazione reale del sacrificio di Gesù che rende attuale (contemporaneo a chi partecipa) il valore salvifico della sua passione, morte e risurrezione. La celebrazione della Messa si articola in due parti: Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica. La Chiesa, con un’immagine molto significativa, parla di due mense dalle quali i cristiani ricevono alimento per la loro vita spirituale: la mensa della parola di Dio e la mensa del Corpo di Cristo. La liturgia della Parola è il momento dell’ascolto, poiché è l’incontro con la parola di Dio, Antico e Nuovo Testamento, nella quale Dio parla al suo popolo e gli offre il nutrimento spirituale per sostenerlo nel cammino della vita. L’omelia, che tiene il sacerdote, ha il compito di attualizzare nella vita quotidiana le letture appena ascoltate, mostrando la novità del Vangelo di Gesù. La liturgia Eucaristica inizia con la presentazione dei doni del pane e del vino; segue il Prefazio che è il rendimento di grazie al Padre per tutto ciò che ha fatto per l’umanità. Dopo il canto del Santo vi è la Preghiera Eucaristica il cui vertice è la consacrazione del pane e del vino, cioè l’invocazione dello Spirito Santo sui frutti della terra e del lavoro dell’uomo, e il racconto dell’istituzione: le parole che Gesù ha pronunciato durante l’Ultima Cena. Seguono i riti di Comunione, al centro dei quali vi è la partecipazione al banchetto eucaristico.

 

L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA

Dalla Enciclica Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II

 

MISTERO DELLA FEDE

«La Chiesa ha ricevuto l’Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché “tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi” (CCC 1085). Quando la Chiesa celebra l’Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e “si effettua l’opera della nostra redenzione” (LG 3). Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente» (EdE 11).


L’EUCARISTIA E LA COMUNIONE ECCLESIALE

«L’Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione. San Paolo scriveva ai fedeli di Corinto mostrando quanto le loro divisioni, che si manifestavano nelle assemblee eucaristiche, fossero in contrasto con quello che celebravano, la Cena del Signore. Conseguentemente l’Apostolo li invitava a riflettere sulla vera realtà dell’Eucaristia, per farli ritornare allo spirito di comunione fraterna (cfr. 1Cor 11, 17,34). Efficacemente si faceva eco di questa esigenza sant’Agostino il quale, ricordando la parola dell’Apostolo: “Voi siete corpo di Cristo e sue membra” (1Cor 12, 27), osservava: “Se voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quel che è il vostro mistero” (Sermo 272)» (EdE 40).

 

Dalla Lettera Apostolica Dies Domini diGiovanni Paolo II

 

L’ASSEMBLEA EUCARISTICA

«La realtà della vita ecclesiale ha nell’Eucaristia non solo una particolare intensità espressiva, ma in certo senso il suo luogo sorgivo. L’Eucaristia nutre e plasma la Chiesa: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10, 17). Per il suo rapporto vitale con il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, il mistero della Chiesa è in modo supremo annunciato e gustato nell’Eucaristia. L’intrinseca dimensione ecclesiale dell’Eucaristia si realizza ogni volta che essa viene celebrata. Ma a maggior ragione si esprime nel giorno in cui tutta la comunità è convocata per fare memoria della risurrezione del Signore. Significativamente il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che “la celebrazione domenicale del Giorno e dell’Eucaristia del Signore sta al centro della vita della Chiesa”» (DD 32).

 

I SIMBOLI DELL’EUCARISTIA

Nell’iconografia cristiana vi sono alcuni simboli importanti che richiamano particolari misteri della nostra fede; sono una specie di catechesi visiva che hanno lo scopo di aiutare i fedeli nella comprensione della fede stessa. Per questo motivo, anticamente, erano considerati il primo catechismo dei cristiani.

 

PANI E PESCI

Questo simbolo trae origine dal brano del Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci in cui Gesù sazia la fame della folla presente (cfr. Mc 6, 41-44). Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è diventato il simbolo del banchetto eucaristico. Gesù ha detto: «Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6, 27).


UVA E SPIGHE

Dall’uva e dalle spighe di grano si ricavano il vino e il pane, che sono stati scelti da Gesù per istituire il sacramento dell’Eucaristia. Durante l’Ultima Cena, ha preso del pane e del vino e, dopo aver pronunziato le parole della consacrazione, li ha dati ai suoi discepoli come suo Corpo e suo Sangue, e ha voluto che essi ripetessero questo rito in suo nome (cfr. Lc 22, 19). Infatti, nella celebrazione della Messa, durante la consacrazione, quando il sacerdote ripete le parole di Gesù, avviene il cambiamento di sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Gesù.

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Frasi di San Francesco da Paola

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • Chi ben fa sempre prega.

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • Per carità di Dio!...

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro. 

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni.