Patrono della gente di mare

Il 27 marzo 1943 il Papa Pio XII, accogliendo le preghiere rivoltegli da ogni parte d’Italia, dichiarò S. Francesco di Paola patrono della gente di mare italiana.

Lo stesso Pontefice ne diede la motivazione,soprattutto nel radiomessaggio del 16 giugno 1957, a chiusura dei festeggiamenti per il 450° anniversario della morte dello stesso S. Francesco.

Le motivazioni si riducono sostanzialmente a due fatti: il legame durante la sua vita tra S. Francesco e il mare e, in conseguenza di questo elemento di natura storica, la grande devozione che la gente di mare in Italia, e anche fuori di essa, ha sempre avuto nei confronti del Santo di Paola.

Il miracolo del passaggio dello stretto di Messina sul suo mantello, è il fatto più straordinario e strepitoso, che da sempre sintetizza ed esprime al meglio il rapporto di S. Francesco con il mare.

Sul lido di Catona, presso Reggio Calabria, l’eremita di Paola in viaggio verso Milazzo, in Sicilia, chiede al barcaiolo Pietro Coloso di essere traghettato per carità sull’altra sponda.

Il dialogo, tra i due è breve: il marinaio chiede di essere pagato; Francesco risponde che non ha nulla e si appella alla carità di Dio, per la cui gloria egli compiva il viaggio verso l’altra sponda; il marinaio ribatte che se non c’è denaro, non c’è barca. la fede di Francesco non si lascia sconfiggere dai calcoli e dagli interessi umani. Prega e poi, via sul mare con il suo mantello, che la sua fede ha trasformato in barca, senza voltarsi indietro per rispondere alla tardiva disponibilità del Coloso, che si accorse di aver perso la possibilità di condividere qualcosa con un santo.

I contenuti del rapporto tra S. Francesco di Paola e la gente di mare sono tutti leggibili in questo episodio.

In viaggio sul suo mantello verso la Sicilia, S. Francesco è apparso sempre ai marinai come uno di loro; come un esperto uomo di mare che conosce le difficoltà del lavoro sul mare, ne affronta e vive i pericoli, non si ferma davanti ad essi, ma procede coraggioso e sicuro verso l’approdo desiderato.

Nel convento dei Minimi di Taranto, una delle città marinare più importanti d’Italia, c’è un montaggio che raffigura S. Francesco con alcuni pescatori che guardano verso di lui e gli dicono la preghiera e l’esclamazione: “ tu se’ o primme marinaro”. Questa consapevolezza ha prodotto nella gente di mare la fiducia in S. Francesco: una fiducia che nasce dalla fede e si apre alla speranza. La fede, anche quella dei semplici, si fonda sempre sulla certezza dell'aiuto di Dio, che sconfigge ogni umana paura e fragilità: “coraggio,sono io, non temere!” (Mc 6,50).

Ogni credente che ha a che fare con il mare sa, con quella sapienza propria dei semplici che sconfigge ogni raziocinio, che invocare il santo protettore significa coinvolgere Dio nelle vicende umane e meritare così la garanzia della presenza del Signore: “ci sono io, non c’è motivo di temere”.

La speranza, poi, garantita da questa fede, fa superare qualche volta il limite dell' umanamente sperabile e operabile: “se aveste fede quanto un granellino di senapa, potrestedire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (Lc 17,5-6). Gli ex-voto, gli attestati di grazie, lasciati dai devoti nei vari santuari sono il segno di questa speranza che sconfigge ogni umana paura.

Questa fiducia si trasforma in preghiera devota, che implora e attente. Chi può raccontare il dialogo dei semplici con S. Francesco?

Sì, il dialogo, perché tale è la loro preghiera, che si accompagna a gesti,spesso al limite della stessa fede, ma che esprimono la forza della richiesta e il dramma della sofferenza. Così come fece la donna del Vangelo che cercò solo di toccare la veste del Signore, sicura di essere guarita (Mc 5,20).

In rotta verso il lido di Messina, Francesco è apparso sempre ed appare tuttora come il segno del trionfo della fede e della speranza; come il superamento di ogni umana ragione dinanzi al mistero della Provvidenza di Dio, che non abbandona mai i suoi.

Da questo mare di Sicilia e da questa rotta umana per chi crede è naturale fare un salto di qualità sul mare della vita e su di una rotta o traiettoria diversa, per un altro viaggio più importante e decisivo: quello verso l’eternità. Su questa rotta ci siamo tutti: tutti siamo gente di mare, tutti bisognosi di fede e di speranza.

Allora, la nostra fiducia verso S. Francesco si fa viva come quella dei marinai: “ tu sei il primo marinaio”. Guardiamo a lui come esperto della vita, che prima di noi ha solcato questo mare ed ha raggiunto il porto della vita eterna. Lo ammiriamo come testimone di santità: uomo che ha lottato e ha vinto, dominando con la sua fede e con il suo impegno, ogni difficoltà. Lo riconosciamo come maestro, capace di saggezza e di prudenza; capace di essere guida per quanti gli si affidano.

Lo preghiamo, perciò, con quella preghiera, che è propria della gente di mare che lo invoca per raggiungere sicura il porto con la sua imbarcazione, che diventa la preghiera di noi tutti, che vediamo nel mare la metafora della vita: “conducici al patrio lido”.

Frasi di San Francesco da Paola

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.

  • Per carità di Dio!...

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro. 

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • Chi ben fa sempre prega.

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. 

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.