Santa Candida Martire

Santa Candida Martire

delle Catacombe di S. Ciriaca in Roma


Con il nome di Santa Candida Martire si venera in Milazzo un “Corpo Santo” estratto dalla Catacomba romana di Ciriaca nella seconda metà del 1700, conservato in un’urna che si trova in una cappella laterale del Santuario di San Francesco da Paola in Milazzo. Si tratta di uno scheletro apparentemente in buono stato di conservazione, composto in un simulacro reliquiario avente forma di giovinetta dormiente, custodito in una cassa con pannello in cristallo.

Il cartiglio metallico apposto sulla suddetta cassa dichiara trattarsi di Santa Candida Martire. La circostanza è confermata dal documento di autentica delle reliquie a firma di Fra’ Xaverio Cristiani, Vescovo di Porfiria, datato 19 Giugno 1784. Il Vescovo, in qualità di Prefetto del Sacrario Apostolico, appose i sigilli all’urna in legno e vetro in cui ancor oggi si conserva il corpo, riconducibile al massimo al primo decennio del IV secolo, stante il termine delle persecuzioni dall’anno 313, a seguito dell’editto di Milano dell’Imperatore Costantino.

Il martirio dei primi Cristiani comportava “automaticamente” la canonizzazione di chi subiva la morte o pativa tormenti pur di testimoniare la propria adesione a Cristo e quindi, anche in assenza di un regolare processo canonico, i Martiri sono universalmente considerati Santi. Anzi, i primi Santi sono quasi tutti martiri, e il loro corpi, straziati dai carnefici, sono stati da subito venerati nelle catacombe, utilizzate però come normalissimi cimiteri anche per le sepolture di cristiani non santi, o anche di non cristiani.

Dal XVI secolo vere e proprie squadre di cercatori di reliquie, i “corpisantari”, che oggi invece chiameremmo “tombaroli”, sotto la direzione di qualche prelato e con il consenso del Pontefice, si dedicarono al saccheggio delle Catacombe dell’Urbe, identificando come reliquie di un santo martire le spoglie celate da una lastra tombale, anche priva di iscrizione, su cui fosse però impressa la croce, la palma, le lettere Alfa e Omega o qualche altro simbolo cristiano, e che fossero accompagnate da un’ampolla che avrebbe dovuto contenere il sangue del campione della fede. In realtà tali riscontri sono indizi, ma non prove inequivocabili del martirio, come non può esserlo neppure la presenza di un unguentario, elemento base di qualsiasi corredo funebre dell’antichità. Inoltre, in assenza dell’iscrizione del nome, si provvedeva ad assegnare una identità ex novo al corpo rinvenuto, attingendo liberamente al catalogo dei nomi della Catacomba. Pure in presenza di iscrizione, soprattutto se frammentaria o poco leggibile, non è raro il caso di clamorosi errori, che condussero ad assegnare ai resti il nome del dedicante in luogo del dedicatario, o che fecero sì che un aggettivo che indicava le qualità del defunto ne divenisse il nome proprio. E ciò spiega perché tra i “martiri inventi” ricorrono frequentemente nomi come Donato, Clemente, Felice, Fortunato, Crescenzio, Vitale, Costanzo, Candido, Innocente, Giusto, Massimo, Vincenzo, Romano, che si ritrovano ovviamente anche al femminile.

Nel caso di specie, quindi, anche il nome Candida (pura, limpida, splendente), non è escluso che possa essere frutto dell’ignoranza o dell’inventiva di chi compì la ricognizione, o più semplicemente che sia uno degli aggettivi “propri” di un santo, divenuti nome per reliquie diversamente anonime.

A partire dal tardo Cinquecento le spoglie dei “corpi santi”, estratte dai loculi degli antichi cimiteri, cominciarono a diffondersi in Italia e in tutta Europa, disposte in urne di legno e vetro, in forma di simulacri a cui veniva data sembianza di fanciulle e giovanetti, adagiati nella posa della dormitio ed acconciati in ipotetiche vesti antiche, non prive di decorazioni anche preziose. Immancabili i simboli del candore verginale e del martirio: il capo coronato da un serto di fiori e, nel caso delle fanciulle, adornato dal velo, la palma tra le mani e l’unguentario, travestito da vaso di sangue. Proprio in tal foggia si presentano i resti di Santa Candida Martire, erroneamente venerata in Milazzo come la “Beata Candida”, discepola di San Francesco da Paola, vissuta in Milazzo nel XV secolo.

La presenza dell’urna contenente le reliquie di Santa Candida a Milazzo si spiega ipotizzando che, a seguito del radicale intervento di ristrutturazione compiuto sul Santuario nel tardo Settecento, il Superiore del prestigioso Cenobio Minimo abbia chiesto ed ottenuto l’invio di un “corpo santo”, del quale si compì l’inventio e la ricomposizione secondo le consuete modalità. Poiché tali spoglie provengono sicuramente dalla Catacomba di Ciriaca, come attestato dal documento di autentica, è presumibile che l’urna conservata a San Francesco contenga realmente le reliquie di una Santa Martire a cui è stato assegnato il nome Candida.

La traslatio portò Santa Candida Martire a Milazzo, ma alla elevatio dell’urna corrispose invece il “declassamento” nella memoria devozionale: l’omonimia giocò a sfavore della Santa, che venne surclassata dalla figura della “Beata”, alla quale la tradizione milazzese ascrisse perfino il “corpo santo”, donato invece dal Prefetto del Sacrario Apostolico.

Con il tempo la tradizione popolare continuò ad alimentare la devozione alla milazzese “Monaca di casa”, Discepola del Santo Eremita Fondatore dei Minimi, cancellando definitivamente qualsiasi riferimento alla Martire romana a cui appartengono invece le venerate reliquie.

Recuperata la necessaria consapevolezza storica e religiosa, la Comunità Milazzese fa memoria del Sacrificio dei Martiri venerando il simulacro reliquiario di Santa Candida Martire nell’anniversario della Dedicazione del Santuario, che ricorre il 25 Ottobre, e nella domenica successiva alla stessa data.

Salvatore Italiano

 

Frasi di San Francesco da Paola

  • A chi ama Dio tutto è possibile.

  • Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte; la corona vien data in premio solo ai perseveranti.

  • L’eterno Dio Padre, il Figlio suo Gesù Cristo e la gloriosa sua Madre la Vergine Maria vi aiutino sempre e vi guidino alla salvezza dell’anima e del corpo, e vi facciano progredire di bene in meglio fino alla fine.

  • Vedete, fratelli, quanto il nostro buon Dio ama la pace; amatela, miei cari, anche voi, e conservatela ad ogni costo, detestando sempre gli odi e le discordie, perché siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.

  • La povertà di spirito è rinuncia alle preoccupazioni temporali e all’affanno di questa vita transitoria; è spianarsi il camino verso Dio; è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace e di intemeratezza.

  • Benedetto sia il Signore che si è degnato soccorrerci nella nostra necessità e usarci misericordia. 

  • Il Nome di Gesù è dolcissimo; fa parlare i muti … Questo è il Nome al quale genuflettono Cielo, terra e inferno. 

  • L’orazione pura e assidua dei giusti è una grande forza, e, come fedele ambasciatore, compie il suo mandato penetrando là dove non può arrivare la carne.

  • Chi ben fa sempre prega.

  • Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.

  • La preghiera, la contemplazione delle cose celesti sono il vero e più naturale nutrimento della nostra anima, le sue sole delizie e la suprema felicità.

  • Abbiate ferma fede. Abbiate grande fede in Gesù Cristo.

  • Tutto ciò che facciamo per amore di Dio è possibile e facile, perché Gesù Cristo benedetto sempre supplisce a ciò che manca alle nostre deboli forze. 

  • Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.

  • Ti accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il più prezioso di tutti i doni. 

  • Amate Dio sopra ogni creatura, ed il prossimo; abbiate la mente rivolta a Cristo, che per la sua grande clemenza vi renderà buoni nella vita dell’anima.

  • Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.

  • La devozione non sta nelle pezze ma nelle buone opere. 

  • Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purità, nel santo timor di Dio. 

  • Per carità di Dio!...

  • La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro.